La scuola è per noi il centro di un sistema di diritti da sperimentare e da implementare durante il percorso della vita. E’ il centro della formazione culturale e mentale dell’ individuo. La centralità dell’ apprendimento piuttosto che l’insegnamento può portare l’alunno a essere il centro del suo percorso formativo ed è per questo che a tutti deve essere garantito il diritto allo studio A prescindere dai vincoli dettati dalle proprie condizioni di famigliari di partenza e dalla propria età. La scuola quindi deve essere in grado di seguire lo studente non solo fino all’assolvimento del proprio obbligo scolastico ma di garantirne la maturazione della piena consapevolezza e l’acquisizione degli strumenti per l’interpretazione dei mutamenti in atto e la capacità di analisi critica dei fenomeni sociali. Per questo è necessario rafforzare il ruolo della scuola pubblica, l’unica in grado di garantire quei principi di pluralismo, uguaglianza, laicità che sono fondamento del nostro ordinamento democratico. Pluralismo e laicità si configurano come punti essenziali per garantire una corretta istruzione in quanto solo una pluralità di voci rende realmente in grado lo studente di analizzare il mondo che lo circonda acquisendo così quella capacità di critica che gli permetterà un inserimento consapevole all’interno di questa società. Similmente solo un’istruzione laica consentirà di essere realmente cittadino nell’era della globalizzazione. Non ci si può accontentare di un concetto di uguaglianza puramente teorico; come conferma la costituzione che all’art. 3 II comma recita: “ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona della persona umana […]”, e all’art. 34 ribadisce: “ la scuola è aperta a tutti […] i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” Risulta pertanto in contrasto con quanto afferma la nostra costituzione la distinzione tra liceo culturale e scuola professionale immaginata come un canale parallelo in cui andranno a riversarsi tutti coloro che non godendo di condizioni tali da potersi permettere la prosecuzione degli studi o ambientali tali da favorire l’approccio allo studio saranno costretti a scegliere questo percorso. Riteniamo altresì eccessivo il finanziamento alle scuole private quando appare più necessario e urgente sovvenzionare le scuole pubbliche che risultano deficitarie in quanto ad attrezzature e ancora più gravemente nell’edilizia. Ancora una volta vediamo legittimato quel principio di competizione aziendale che contrappone il modello pubblico a quello privato e che, in maniera patologica, mina al suo interno il sistema di istruzione statale.