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Il conflitto nell'uso dello spazio pubblico nel centro storico bolognese.
Uno sguardo generazionale
(il nostro documento)


Il conflitto nell'uso dello spazio pubblico nel centro storico bolognese.
Uno sguardo generazionale


SOMMARIO:

Abstract

Introduzione,
ovvero: la soluzione unica non esiste e nessuno ha la ricetta

1. Distinguiamo le problematiche,
ovvero: come evitare di cadere nei luoghi comuni sugli studenti e sugli stili giovanili
1.1. Degrado secondo noi
1.2. Zona universitaria (la criminalità, i comportamenti incivili, l'abbandono)
1.3. Pratello (il rumore notturno)
Appendice: Degrado e diritto penale

2. Metodo e dialogo

3. Suggestioni,
ovvero: un'altra idea di cittadella universitaria e le scelte di lungo periodo

4. Vie d'uscita possibili,
ovvero: alcune politiche immediate, condivise e coordinate
4.1. Il rispetto delle regole e l'impegno di tutti i protagonisti
4.2. La partecipazione

Conclusioni
ovvero: eliminare un deficit di cittadinanza dando spazio al protagonismo giovanile



Abstract
Vista l’importanza che stanno assumendo le questioni legate alla sicurezza, al degrado e alla microcriminalità nel centro storico, la Sinistra giovanile intende entrare nel dibattito in corso, spesso caratterizzato da tratti di isterismo e di estremismo, ripartendo da alcune soluzioni e scelte da mettere in campo nell’immediato, ma anche provando a immaginare la città del futuro con ipotesi di lungo periodo.
Rifiutando i due approcci estremi - criminalizzazione e lassismo – il documento affronta i nodi della complessità cittadina con la consapevolezza che non esiste una ricetta immediata per la soluzione dei problemi in oggetto.
Nella definizione dei problemi, si sceglie un approccio che distingue le problematiche e i fenomeni che attengono a zone e ad ambiti differenti. Ciò serve, primariamente, ad evitare i luoghi comuni e le rigide classificazioni degli stili di vita giovanili e permette di affrontare la questione con realismo.
Nel percorso che porta alla definizione di misure e di soluzioni anche di lungo periodo, la strada da percorrere dovrebbe essere quella del dialogo, dello scambio, della condivisione, della partecipazione, sapendo che, in ogni caso, vi sono dei soggetti istituzionali che saranno poi chiamati a decidere e ad assumersi la responsabilità delle scelte.
Nel documento, è centrale la ricerca di spunti per una nuova idea di convivenza nella zona universitaria e nel centro storico più in generale. Si deve ripartire dalla promozione di iniziative rivolte al territorio in un circolo virtuoso che alimenta qualità, saperi e sana socialità, affermando l’idea di una vera e propria occupazione culturale delle piazze.
Parallelamente resta comunque aperta la questione dei luoghi di aggregazione giovanile.
Uno spazio importante è poi dedicato alla ricerca di soluzioni immediate e, condivise e coordinate sul territorio, sia per quanto riguarda la zona universitaria, sia per quanto riguarda la zona di Via del Pratello. Distinguere fenomeni e problematiche è, in questo passaggio, una condizione essenziale per una via d’uscita positiva.
In conclusione, viene indicato nel senso di estraneità e nel deficit di cittadinanza presente nelle nuove generazioni il cuore del problema, che, evidentemente, attiene a dimensioni e categorie più ampie di quelle a cui si fa riferimento in questo documento.



Introduzione,
ovvero: la soluzione unica non esiste e nessuno ha la ricetta

Le questioni legate alla sicurezza, al degrado, alla microcriminalità stanno assumendo nel dibattito cittadino una grande rilevanza e grande è l’aspettativa che si è andata creando.
Effettivamente il tema della vivibilità del centro storico è centrale per il vero rilancio della nostra città sotto svariati punti di vista.
Le battaglie dei comitati dei cittadini rappresentano una ricchezza per le istituzioni e, più in generale, per il mondo della politica.
Sta alla politica cogliere l’occasione offerta da un’inedita stagione di partecipazione per realizzare scelte importanti e di grande respiro.

In questo contesto, la Sinistra giovanile bolognese tenta di rappresentare un punto di vista generazionale che finora nessuno ha potuto esprimere, consapevole di essere la sola organizzazione politica giovanile in città degna di questo nome. Si tratta di un contributo scevro di elementi ideologici e preconcetti, che prova ad affrontare il merito dei problemi. Lo mettiamo a disposizioni di tutti coloro che lavorano su questi temi e cercano soluzioni.

Crediamo di poter dare un piccolo, ma importante, contributo al dibattito in atto, ma siamo convinti che una soluzione unica e definitiva ai problemi in questione non esista, così come non esistono singoli protagonisti capaci di metterla in atto.
Piuttosto, siamo di fronte alla complessità evidenziata dai diversi stili di vita e dai diversi bisogni sostanzialmente incorporati da differenti entità generazionali.

Incominciamo a dirci che la diversità e la complessità sono, per Bologna, una ricchezza straordinaria e insostituibile. I primi a saperlo - per quanto l’accezione del termine ricchezza debba essere ampia - sono commercianti, gestori di locali notturni, proprietari di case. Rinunciare a questa ricchezza sarebbe, semplicemente, un danno.

Facciamo subito chiarezza. Noi rigettiamo i due approcci estremi sulla questione: siamo convinti che la criminalizzazione degli stili di vita dei giovani, da un lato, e il permissivismo e il lassismo, dall’altro, siano inutili e dannosi.

La complessità cittadina, quindi, contiene punti di vista molto differenti che producono, inevitabilmente tante diverse “ricette” per i problemi sul campo. Governare la complessità significa, in fondo, individuare e differenziare i problemi – che pure sono concatenati, ma che richiedono interventi di soggetti diversi – e portare a sintesi il confronto.

E’ evidente come nessuno possa dire di avere la ricetta giusta e, proprio per questo, va fatto lo sforzo del confronto affinché possano vivere vie d’uscita concordate e unitarie.
Si impone, quindi, ai soggetti coinvolti la condivisione delle energie migliori: la strada viene trovata insieme e condivisa con chi ha gli strumenti per decidere. Ognuno rinuncerà a qualcosa e, forse, tutti saranno in una condizione migliore di quella precedente.

Chiediamo che la nostra organizzazione e, soprattutto, l’associazionismo giovanile e studentesco siano coinvolti pienamente nel processo di partecipazione e di confronto in atto.



1. Distinguiamo le problematiche,
ovvero: come evitare di cadere nei luoghi comuni sugli studenti e sugli stili giovanili


1.1. Degrado secondo noi
Cos'è degrado?
Ce lo chiediamo da tempo e, dopo aver letto le cronache e le polemiche sui giornali, ce lo siamo chiesti più volte anche nelle nostre assemblee.
Il nostro stupore è forte quando - ed è accaduto spesso - sentiamo fare confusione tra studenti, spacciatori, punkabbestia, ladruncoli vari e i loro rispettivi comportamenti. Non distinguere chiaramente i soggetti protagonisti ci crea uno strano senso di disagio e di distacco da certe discussioni, che pure sono fondamentali per la crescita collettiva.

Una puntualizzazione terminologica: la parola degrado ha perso, nel progredire della discussione, il suo significato originale. Ormai si è arrivati a mettere all'interno dello stesso termine concetti diversi e spesso lontani tra loro, semplificando l'analisi della situazione. E questo è un primo problema metodologico.
E' importante, almeno per la comprensione delle questioni sul campo, che si faccia distinzione tra fenomeni differenti, distinguendo, per esempio, i comportamenti incivili dal fenomeno del rumore e dagli atti illegali e criminali.

Sicuramente, ciò che non disturba la collettività non è considerabile come degrado.
Bere una birra in Piazza Verdi o in Piazza San Francesco può infastidire la vista di qualcuno – lo capiamo – ma, di per sé, non è né degrado né un comportamento incivile. Del resto, chi non lo ha fatto almeno qualche volta? Certo, il confine è labile ma è anche ben visibile: questo vale per la maggioranza dei giovani della nostra città.
Peraltro, come classificare ciò che accade d’estate lungo le strade e nelle piazze di Milano Marittima dall’ora dell’aperitivo in avanti con centinaia di ragazze e ragazzi che occupano spazi pubblici bevendo drink di ogni tipo? Non ci pare di aver mai sentito definire quella situazione una condizione di degrado.
Tornando a Bologna, i problemi incominciano quando questo comportamento molto generalizzato si trasforma, per alcuni, in inciviltà di vario tipo: dalla sporcizia al lancio di bottiglie, dagli schiamazzi ai cani lasciati liberi, fino ad arrivare all’utilizzo dei portici come fossero bagni pubblici.
Questo, sì, è degrado.

Così come è degradante per la convivenza un altro comportamento piuttosto generalizzato (che attiene ad altre categorie ed è vissuto come normale): ogni sera, non appena inizia l'orario di ingresso “libero” in centro con le auto, la zona universitaria diventa un grande parcheggio selvaggio.

Ci chiediamo, infine, come definire la situazione che si ripete in ogni week-end nella zona universitaria, cioè la desolazione di quelle strade e quei portici vuoti durante gli orari diurni. Forse anche questo “abbandono” fa parte del degrado e sappiamo che esistono tante azioni possibili (piccole e grandi) che permettono di uscirne: di queste parleremo più avanti.
Più in generale è evidente che le “zone a rischio” sono tali proprio perché viene lasciato uno spazio vuoto e comunque non organizzato, facile terreno di conquista per microcriminalità e illegalità varia.


1.2. Zona universitaria (la criminalità, i comportamenti incivili, l'abbandono)
Come detto in precedenza, ai fini della ricerca di soluzioni, si dovrebbero distinguere chiaramente le diverse problematiche, tenendo conto che alcune di queste sono concatenate o si autoalimentano, ma che spesso sono soggetti diversi a poter intervenire positivamente: c'è la criminalità (principalmente lo spaccio e i furti), ci sono comportamenti incivili di vario tipo. Inoltre, si è assistito ad una sorta di abbandono degli spazi fisici (mancanza di decoro, poca manutenzione di portici, strade ed edifici, ma anche sporcizia e attacchinaggio selvaggio sui muri della zona). Quest'ultima tendenza è paradossale per una delle aree cittadine più frequentate dell'intero Paese sia di giorno che di notte.

La distinzione tra le problematiche elencate va trasposta anche per i soggetti che a questi problemi sono legati. Ribadiamo che non sono accettabili le analisi che tendono a inserire tutti i soggetti coinvolti in un'entità indistinta portatrice di degrado. Davanti a questa tendenza il corpo studentesco, che è senza dubbio una ricchezza sotto ogni punto di vista per la città, rischia di vedere alimentato il proprio senso di distacco e di tensione verso il resto della città.

Lo scenario che si presenta ogni giorno è noto a molti: subito dopo la chiusura delle facoltà e degli spazi universitari, via Zamboni si trasforma e, in generale, peggiora; l'area diventa più insicura ed è teatro di attività e traffici illeciti. Nello stesso momento, però, diventa una grande zona di incontri e di socialità sicuramente divertente, per molti versi affascinante.
Il tentativo di colpire la criminalità limitando la vita notturna si dimostrerebbe inefficace. Così come a nulla è servita l'apertura al traffico voluta dalla vecchia Giunta, se non a “istituzionalizzare” l'anarchia del parcheggio nella zona che è, ancora oggi nelle ore serali, una realtà.
A questo va aggiunto la deriva di alcuni che, ad un certo punto, si lasciano andare in comportamenti fastidiosi e non civili a cui si accennava già in precedenza: bottiglie rotte, schiamazzi, sporcizia, utilizzo “scorretto” delle colonne e dei portici per bisogni fisiologici.

E' importante vedere che la grande parte dei ragazzi che frequentano la zona nelle ore notturne mantiene comportamenti assolutamente normali. Bisogna ripartire da qui: la presenza “sana” di vita (notturna e diurna) è da considerare un elemento su cui investire per rendere più sicura e piacevole la vita nella zona.
Oggi, però, resta aperta la questione degli spazi: le migliaia di persone che vivono la zona universitaria non hanno luoghi di socializzazione diversi dai locali commerciali, che sono per giunta tutti molto simili, con un'offerta culturale che tende allo zero e con prezzi quasi inaccessibili e uniformi. Su questo torneremo più avanti riproponendo la nostra elaborazione sulla questione degli spazi di protagonismo e di aggregazione giovanile.


1.3. Pratello (il rumore notturno)
Conosciamo bene Via del Pratello e ciò che essa rappresenta per tutti noi dal punto di vista del divertimento, della socialità, dello svago. Quel luogo ha anche una valenza simbolica da non sottovalutare per i giovani che vivono a Bologna. Inoltre, pur essendo frequentata da molti studenti, è sicuramente una zona con una più forte caratterizzazione di bolognesità rispetto alla zona universitaria. Tutto questo, peraltro, è ben analizzato nel documento del Prof. Pavarini.

Le questioni centrali legate alla vivibilità della zona universitaria sono sostanzialmente diverse da quelle che rendono critica Via del Pratello: lì, infatti - più di ogni altra cosa e più che in ogni altra zona della città - assume dimensioni drammatiche l'incompatibilità tra stili di vita differenti che diventa quasi uno scontro generazionale.
Il nodo è rappresentato dagli orari e dal rumore. La strada ha una forte concentrazione di locali notturni ed è consuetudine dei ragazzi che vivono la notte del Pratello passeggiare lungo la via, soffermarsi fuori dai locali. Tutto questo aggravato dal divieto di fumare all'interno con una ricaduta, soprattutto nei mesi invernali, negativa dal punto di vista dei livelli di rumore normalmente accettabili - o comunque non esplosivi - in quei periodi dell'anno, in cui ci si trattiene quasi soltanto al chiuso.

Si produce, nei fatti e senza l'azione volontaria di nessuno, uno scontro tra stili di vita: quello di chi si diverte e lo fa anche in giorni feriali a orari che superano la mezzanotte (molti studenti parte importante dei giovani di Bologna) e quello di chi, la mattina presto, lavora e negli orari del divertimento giovanile vuole dormire (gran parte dei residenti della zona). Questo, come si vede, è sostanzialmente uno scontro tra generazioni non voluto o cercato da nessuno, ma che esiste e di cui non tutti hanno piena coscienza, i clienti in primis.

E' evidente come una serie di elementi costituiscano una criticità molto forte, su cui dovranno intervenire da subito diversi soggetti, evitando misure “repressive” e rifuggendo dalla criminalizzazione dei comportamenti dei giovani che frequentano il Pratello e che lo amano, anche se in un modo diverso dai suoi residenti, perché in un modo diverso lo vivono.

Ciò che in ogni caso teniamo a sottolineare è che la gran parte dei “ragazzi del Pratello” è in grado di cogliere i problemi e di approcciarsi ad essi con maturità, anche se, vista la particolarità della questione, servirà uno sforzo verso un più forte senso di responsabilità.

Appendice: Degrado e diritto penale
Concludendo il capitolo di analisi, è utile segnalare, all'interno dell'ampia problematica, alcuni elementi di carattere giuridico e penale.
E' difficile comprendere e giustificare le frequenti dichiarazioni scandalistiche sulla insufficiente risposta penale-sanzionatoria contro quei reati che, comunemente, si accomunano all'idea di microcriminalità o ad immagini di degrado.
La maggior parte di tali reati, infatti, si caratterizza per una ricaduta penale molto inferiore all'allarme sociale che il fenomeno crea. Facile conclusione sarebbe affermare che "serve più rigore"e che "è necessario ridurre il divario tra allarme percepito e disvalore codificato".
Questa è una risposta che non ci soddisfa; e non solo perché l'inflazione di un'ipotetica risposta penalistica non sarebbe sostenibile da un sistema giudiziario oberato come il nostro. Tale risposta non soddisfa altresì perché poco utile. La stigmatizzazione contenuta dalla norma penale ha, infatti, scarsa forza sia simbolica sia sostanziale rispetto ai soggetti autori di questo tipo di reati.
Molto più utile sarebbe aprire un tavolo serio di confronto sulle politiche di prevenzione e mediazione delle medesime condotte.


2. Metodo e dialogo
I soggetti coinvolti sono tanti e tutti hanno un compito insostituibile e un apporto importante da dare nel percorso di ricerca delle soluzioni.
Insomma, tutti facciano la loro parte, anche mettendosi in discussione ed evitando posizioni di parte o strumentali.
Insieme a questo, tutti i soggetti in campo devono conoscere bene il loro compito: c'è chi rappresenta i problemi, le identità e le istanze; c'è chi è chiamato ad ascoltare e a scegliere le soluzioni anche di lungo periodo; poi c'è chi è chiamato a collaborare con chi decide.
Così come non ci si può aspettare miracoli dalle istituzioni, è impossibile per chiunque altro ergersi al ruolo di rivelatore di una verità indiscutibile e di una soluzione univoca.

Poniamo poi una particolare attenzione al ruolo di un'istituzione fondamentale per il rilancio della socialità e dell'aggregazione “sana” nella zona di Via Zamboni, vale a dire l'Università. Auspichiamo che l'Ateneo si renda disponibile a discutere e a lavorare concretamente sulla ricerca di soluzioni per i problemi dell'area. Sarebbe un atto di generosità molto utile all'Università stessa.


3. Suggestioni,
ovvero: un'altra idea di cittadella universitaria e le scelte di lungo periodo

Ciò che non si può realizzare in poco tempo non ha meno importanza per chi deve effettuare scelte per la collettività. Anzi, è proprio a questo livello che la politica si confronta con una sfida più importante. Vale quindi la pena di immaginare quale aspetto potrà assumere la zona universitaria tra qualche anno, individuando quindi alcune idee forti su cui fondare il cambiamento dei prossimi anni.

Il coordinamento degli universitari della Sinistra giovanile nel 1997 promosse una campagna chiedendo (e sognando) una cittadella del sapere a orario continuato, aperta 24 ore su 24. Peraltro, già da tempo la questione della vivibilità della zona era una questione discussa in città. Sono passati quasi dieci anni e come si vede la volontà di affrontare il problema, provando ad uscire dalle paludi del giorno per giorno, non è cosa di oggi. Purtroppo però, nonostante questo, di cambiamenti radicali non se ne sono visti e, per certi versi, la situazione è anche peggiorata.

Secondo noi l'obiettivo centrale che dovrebbe guidare una graduale trasformazione della zona universitaria è quello della creazione di un'area che valorizzi il suo straordinario patrimonio artistico e culturale e al tempo stesso contenga spazi diversificati di aggregazione, intrattenimento e divertimento. Il problema più grande, probabilmente, è tenere insieme le due tendenze - cultura e divertimento - in un quadro unitario e in quel “circolo virtuoso” che alimenta qualità, cultura, saperi e sana socialità. Noi crediamo che questo circolo virtuoso tra elementi diversi possa esserci e crediamo che soggettività diverse possano non solo convivere, ma dare vita a sinergie anche sorprendenti.

Dovrà quindi essere incentivato il miglioramento della proposta culturale dei locali commerciali e al tempo stesso si dovrà aprire la strada alla creazione di spazi di aggregazione studentesca e giovanile gestiti dagli stessi ragazzi e dalle loro associazioni.
Inoltre, in termini di apertura di spazi, di promozione di iniziative rivolte al territorio (oltre che agli studenti) l'Università dovrà fare la sua parte, così come la Pinacoteca, il Teatro Comunale, l'Accademia di Belle Arti, il Conservatorio.

Queste idee portano con sé una serie di scelte da assumere sia nel breve sia nel medio periodo. Creare le condizioni affinché il cambiamento possa essere una reale possibilità, a questo punto, è un obbligo per le istituzioni, ma anche per i soggetti sociali e collettivi coinvolti nella questione, quindi in questo progetto per il futuro.

E' evidente, dunque, l'importanza di un coordinamento che vada al di là del semplice incontro-confronto e che porti ad una sinergia utile, in quanto volta alla concreta realizzazione di questo grande progetto.


4. Vie d'uscita possibili,
ovvero: alcune politiche immediate, condivise e coordinate

Molte delle soluzioni paventate da vari soggetti che stanno affrontando il problema sono indirizzate ad un approccio duro e radicale ai fenomeni; le proposte non mancano: dalla chiusura anticipata dei locali al divieto di vendita d'alcool per i negozi di alimentari dopo un certo orario, dalle limitazioni di vivibilità degli spazi (come l'insensato impedimento di sedere o soffermarsi in piazza già in vigore per qualche mese lo scorso anno) alla semplice militarizzazione di alcune “aree a rischio”.
Questo approccio non permette di individuare soluzioni efficaci e porta con sé la tendenza a criminalizzare uno stile di vita piuttosto che le sue derive e i suoi eccessi. In alcuni casi, come sullo stop all'alcool venduto dagli alimentari, si tratta di un piccolo palliativo per un disagio e una problematica ben più ampi.
Riteniamo che questo approccio non possa essere condiviso.

In quest'ultimo capitolo vorremmo segnalare alcune nostre proposte e sottolineare alcune possibili sperimentazioni da attuare nell'immediato (o quasi). Queste scelte andranno subito fatte conoscere e le azioni che si mettono in campo andranno coordinate e condivise tra chi deve attuarle. Inoltre, la simultaneità degli interventi, anche di soggetti diversi, secondo noi è importante per la concretizzazione visibile di una svolta nella nostra città e nel suo centro storico.

4.1. Il rispetto delle regole e l'impegno di tutti i protagonisti
Microcriminalità: la situazione descritta nel paragrafo precedente riguarda direttamente problemi legati alla microcriminalità, a quella illegalità diffusa ormai diventata normale e (quasi) accettata.
Il permissivismo ha prodotto una zona franca dove tutto è possibile e dove vivibilità e sicurezza sono spesso messi a repentaglio. Per uscire da questa situazione vi è la necessità che i soggetti preposti al rispetto della legge si impegnino in una concreta azione integrata che sappia dare visibilmente i suoi frutti.
Siamo convinti che i giovani e gli studenti che frequentano la zona universitaria la preferirebbero diversa e non vogliono continuare a “convivere” con gli spacciatori.

Parcheggio selvaggio: tutte le sere la zona universitaria diventa zona franca anche per chi frequenta i locali notturni e deve parcheggiare l'auto.
Tutto questo è inaccettabile e anche qui esistono soggetti preposti al rispetto delle regole. L'apparente anarchia generale che regna tutte le sere in zona universitaria è dovuta anche a questi comportamenti degli automobilisti. Noi non ne vogliamo fare una questione di Codice della strada, ma di convivenza e di senso del rispetto.

Comportamenti incivili: Con una battuta, basterebbe più educazione e più rispetto e sentiamo dirci che la nostra è una generazione di maleducati e menefreghisti. Noi crediamo, invece, che gli eccessi e le derive di una piccola minoranza abbiamo messo in cattiva luce un'intera comunità di ragazze e di ragazzi di fronte al resto della città. Sta a questa parte (assolutamente maggioritaria) risollevarsi prendendo coscienza della situazione e rifiutando nei fatti l'errata equiparazione, quindi rifiutando comportamenti inaccettabili.
Sappiamo bene che questo non basta e che esistono problemi concreti risolvibili o almeno affrontabili con azioni concrete: per esempio, sistemare in zona universitaria una serie di ampie campane per il vetro potrebbe essere d'aiuto; così come l'installazione di gabinetti pubblici nelle adiacenze di Piazza Verdi potrebbe spingere chi è abituato al bagno di casa a preferirli alle colonne o alle ruote delle auto.
In ogni caso, di fronte a certi comportamenti si può prevedere una sorta di intervento discreto e, laddove possibile, costruttivo da parte dei soggetti preposti a questo.

Rumore: va detto, innanzitutto, che tra i vincoli normativi, esistono anche quelli relativi ai livelli di rumorosità consentita nelle diverse zona della città e nei diversi orari della giornata. Nella definizione di un intervento generale non tenere conto di questo - soprattutto nelle strade in c'è concentrazione di nuclei familiari - rischia di essere una mancanza. Noi giovani, del resto, dobbiamo fare i conti con un dato piuttosto indicativo: esiste una popolazione cittadina di oltre 100 mila persone che supera i 65 anni.
In ogni caso, in riferimento alla lacerante questione di Via del Pratello, appare una soluzione priva di ricadute positive la chiusura anticipata dei locali. Ciò che è importante è, piuttosto, ciò che avviene all'esterno dei locali stessi ed è su questo che ci si deve concentrare. Del resto, è facile immaginare cosa potrebbe accadere con centinaia o migliaia di ragazzi che nel bel mezzo della “serata” escono dai locali e si trovano senza meta nelle strade della zona.

La proposta di istituire gruppi di ragazzi che dissuadono dal fare rumore e schiamazzi su Via del Pratello ci sembra una proposta irrealistica.

Secondo noi serve una responsabilizzazione generale di tutti con un'azione che venga in primis dai locali. Sappiamo che il regolamento di polizia municipale prevede una responsabilità dei gestori per quanto accade nelle aree adiacenti ai locali; ma, in particolare durante l'uscita dei clienti e dopo l'orario di chiusura, è evidente come - in una situazione particolare e di forte criticità come quella del Pratello - sia necessario che siano primariamente i gestori stessi a farsi carico del rispetto del silenzio e delle regole minime della convivenza, non solo all'interno dei loro spazi e nelle immediate vicinanze, ma di tutta l'area. Crediamo, insomma, che debbano essere proprio loro a ricordare ai clienti che si apprestano ad uscire l'importanza del rispetto degli altri e a organizzare un sistema efficace di dissuasione sotto i portici e in strada.

Infine ci aspettiamo - al di là dei possibili interventi coordinati tra istituzioni, forze dell'ordine ed esercizi commerciali - che in tutti noi, ragazze e ragazzi che frequentiamo il Pratello, si affermi quella maturità e quel senso di responsabilità necessari a garantire una convivenza tra generazioni che, come è evidente, si differenziano fortemente per modelli e stili di vita.


4.2. Partecipazione
La questione della vivibilità e della ricerca di soluzioni nel breve periodo per il centro storico s'inserisce, a nostro parere, nel tema più ampio e complessivo della partecipazione.
Le soluzioni che possono essere praticate sono di due differenti tipologie: l'approccio repressivo - con una sorta di militarizzazione delle zone interessate - o l'approccio partecipativo con la condivisione di percorsi tra pubblica amministrazione e forze sociali presenti sul territorio, dai commercianti agli studenti passando per i comitati.
Questa seconda ipotesi rappresenta il quadro più idoneo senza il quale interventi come quelli sopra descritti non avrebbero ricadute positive.
Serve allora un percorso partecipato, un tavolo di concertazione tra soggetti rappresentativi che possa portare, sin da questa primavera, ad un calendario d'iniziative e di appuntamenti di strada, in modo da riempire le vie del centro storico di vita e di aggregazione “sana”. Pensiamo all'arte, alla musica, al teatro e ad altre forme artistiche. Si deve operare concretamente in direzione della frequentazione serale delle zone a rischio degrado.
La giunta Guazzaloca si era contraddistinta anche per la negazione delle piazze e degli spazi pubblici alle realtà associative, in favore di discutibili presenze commerciali: l'esempio della Scuderia di Piazza Verdi ci mette di fronte a un locale che, evidentemente, non riesce ad essere strumento utile per una socialità e un tipo di aggregazione migliori nella zona.
Nonostante la proprietà mista Comune-Arstud del locale, gli studenti non sentono loro quello spazio, non vi si identificano. Del resto come potrebbero? Essi sono semplicemente clienti e, se si esclude qualche singola iniziativa, non sono mai protagonisti dell'offerta culturale e sociale di quel luogo.

Il nostro auspicio è che la giunta Cofferati possa farsi promotrice di una svolta nella gestione e nella condivisione degli spazi di socializzazione, concedendo la possibilità alle realtà che ne facciano richiesta, di portare in strada i saperi, le arti e le competenze di cui tanto spesso si parla. Costruiamo una grande Agorà, in cui assistere ad eventi culturali, ricreativi e artistici.
Dunque, siamo per l'occupazione culturale delle piazze e chiediamo che, da subito, venga promossa e sostenuta l'attività di chi è in grado di realizzare questi progetti.

La questione degli spazi, non riguarda però solo le istituzioni del territorio, ma anche l'Università. Noi chiediamo che si realizzi una vera apertura serale e notturna delle sale studio, a partire da Palazzo Bentivogli (“il 25”) che va fatto vivere in pieno dagli studenti, contrariamente a quanto accade oggi. Chiediamo anche l'apertura serale delle Facoltà o di alcune aree di queste strutture, per far vivere gli incontri e la vita collettiva degli studenti fuori dai soliti pub e per offrire la possibilità di studiare nelle ore serali a chi - e sono davvero tantissimi - non ha la possibilità di farlo a casa, a causa del noto sovraffollamento degli appartamenti in affitto.


Conclusioni,
ovvero: eliminare un deficit di cittadinanza dando spazio al protagonismo giovanile
Abbiamo guardato e continuiamo a guardare alle discussioni e alle polemiche intorno alle questioni legate alla vita notturna e alla “notte dei giovani” con molto interesse, sapendo di essere pienamente parte di quel mondo così tanto analizzato e osservato.
Crediamo che, con una serie di misure attuabili e con una maggiore presa di coscienza da parte di tutti, aspettative, stili di vita e tempi diversi e lontani tra loro possano convivere nella nostra città e nel suo centro storico. Sia nel breve che nel lungo periodo, andare in una direzione diversa dall'integrazione e dalla promozione della ricchezza e della diversità culturali sarebbe un errore e un danno di cui forse, oggi, non si calcolano le dimensioni.

Ripetiamo quanto detto all'inizio: esistono situazioni che vanno affrontate con forza e decisione, ma solo una serie di azioni condivise, coordinate e integrate potranno dar vita al cambiamento e al miglioramento: tra i soggetti che potranno implementare i diversi progetti ci sono anche le associazioni giovanili e studentesche, che andranno coinvolte di più e meglio nei processi di confronto e condivisione.

E' evidente come, a monte di un disagio e di un conflitto presenti in città, vi sia una mancanza a cui negli scorsi anni non si è voluto, scientemente, dare risposta: vale a dire quella di spazi di aggregazione giovanile dove l'attore principale fosse il protagonismo delle nuove generazioni. Tornare su questo nodo è centrale per superare un deficit di cittadinanza dei giovani bolognesi che è un dato di fatto e che è evidenziato dal senso di estraneità da una comunità più ampia e dalle sue istituzioni.

Vogliamo sentirci parte della città e dei processi che la attraversano.
La città ci metta nelle condizioni di esserci pienamente.
Noi non mancheremo all'appuntamento.







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