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UNO PER TUTTI!

Cinque anni di desertificazione culturale. Non tutta colpa dell'omonima assessora: era in degna e decadente compagnia. Bologna oggi spende in cultura 23 euro all'anno per cittadino contro i 63 di Modena, i 91 di Reggio Emilia, i 209 di Ferrara, i 78 di Mantova e i 206 di Firenze.
Le politiche per il turismo sono una barzelletta, Bologna 2000 capitale europea della cultura una tragicomica disfatta. Non si è investito in comunicazione e la nostra città non ha più visibilità sui media, ci sono sempre gli stessi patetici eventi, i soliti tristi concertini estivi con il solito siparietto del comico di turno, il cabaret all'ultimo dell'anno in Piazza con valzer tra miliardari e senzatetto e guerriglia urbana finale. L'amministrazione uscente con una mano ha elargito qualche milione (di euro) ai più casinisti in nome di una tregua monetizzabile, con l'altra ha strozzato economicamente realtà associative meno collaborative e famose. Forte con i deboli e deboli con i forti, ha moltiplicato (di due, tre, anche cinque volte) gli affitti degli spazi comunali a circoli Arci, associazioni, gruppi.
Risultato: sempre meno spazi di socialità, sempre più birrifici. Cari. Così Bologna ha escluso sempre più chi l'ha resa più ricca, chi porta denaro, energie, cultura, idee nuove. Gli studenti, i turisti, i giovani, i migranti. Bisogna fare il contrario. Dare a tutti opportunità di spazi e occasioni di cultura e socialità. Bisogna creare nuovi spazi nelle periferie, nel centro storico, in Ateneo. Bisogna cominciare facendone uno. Subito. Noi ci impegnamo a creare entro un anno uno spazio in cui suonare, fare arte e teatro. Uno spazio in cui ai grandi eventi musicali si affianchino serate sperimentali, concerti. Un luogo per eventi di massa e per serate per pochi intimi con prezzi umani. Uno spazio aperto, da inventare, a disposizione della città. Non un oasi, ma la prima tappa verso la bonifica nel deserto in cui ci hanno lasciato.

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(1,53 MB)

Il deserto di Bologna: niente soldi per la cultura, niente spazi per le persone. Solo birrifici, cari. È ora di cambiare musica. E di creare il primo spazio in cui suonarla.



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22/10/2004



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